Mostra "Amedeo Bocchi. Dieci dipinti inediti" Museo A. Bocchi 14/12/09-14/03/10
Inaugurazione luned́ 14/12/09 ore 17 presso la Sala Polifunzionale del Museo A. Bocchi

Il 25 settembre 1999 si inaugurava, nei restaurati spazi di Palazzo Sanvitale, il Museo Amedeo Bocchi. Era il risultato, concreto e tangibile, di due volontà congiunte: da un lato quella della cognata e della nipote dell’artista – Rina Cabassi e Emilia Bocchi – con la donazione di tutte le 133 opere di Bocchi facenti parte della loro collezione, dall’altro quella dei responsabili della Fondazione Monte di Parma con la messa a disposizione dei locali idonei a ospitare il Museo dedicato all’artista e con l’assunzione degli oneri finanziari atti a farlo funzionare in maniera duratura e con l’apertura al pubblico.

Nel decennale della ricorrenza che ha segnato un evento importante per la vita culturale di Parma, la Fondazione presenta, nella sala delle esposizioni temporanee del Museo, la mostra: “Amedeo Bocchi. Dieci dipinti inediti”. Vi sono esposte le opere, dedicate al tema della figura, messe a disposizione, con ammirevole liberalità e pregevole senso civico, da un gruppo di collezionisti che si sono privati per un periodo non breve (sono più di tre mesi) dei dipinti da essi molto amati, entrati a far parte, e alcuni da molto tempo, dei rispettivi paesaggi familiari. Il pubblico – sempre più numeroso – degli appassionati della pittura di Bocchi ha così la possibilità di vedere da vicino una serie di autentici capolavori eseguiti dall’artista in diversi periodi della sua lunga esperienza creativa.

La storia di Bocchi s’intreccia, sin dagli anni giovanili, con le più significative tendenze dell’arte internazionale nei primi decenni del ‘900. Lasciata Parma nel 1902, dopo aver concluso gli studi all’Istituto d’Arte Toschi per seguire i corsi della prestigiosa “Scuola del nudo” all’Accademia di Belle Arti di Roma, Amedeo Bocchi impone presto il suo precoce talento negli ambienti artistici della capitale. Nel 1910 figura già fra gli invitati alla Biennale di Venezia, al tempo la più prestigiosa manifestazione artistica mondiale; nell’edizione a cui partecipa Bocchi è presente a Venezia, con una personale, Gustav Klimt, protagonista assoluto dell’arte europea di questi anni. Bocchi ne studia, in diretta, la straordinaria pittura, conoscendo personalmente l’autore e discutendo con lui i problemi posti, in epoca moderna, dal tema della figura.

L’anno dopo, nel 1911, Bocchi rivede ancora il maestro viennese a Roma, nell’ambito dell’Esposizione Internazionale di Valle Giulia. Il seguente capitolo della fase formativa dell’artista parmigiano si ha nel 1913 quando a Roma viene presentata la mostra sulle influenze della Secessione sulle singole scuole nazionali della pittura europea: fra gli artisti presenti c’è Henri Matisse, con un’opera che diverrà famosa, “Pesci Rossi”. Bocchi vede il capolavoro e lo registra – dice – nel suo “museo mentale”.

Klimt, Matisse e il Simbolismo (con la sua inclinazione a esplorare le dimensioni più profonde e misteriose dell’esistenza) sono i “riscontri poetici” recepiti, negli anni giovanili, da Amedeo Bocchi: sono i segni che lo accompagnano lungo la sua storia, a partire dal 1915, l’anno in cui ottiene la casa-studio in cui vivrà sino alla morte (avvenuta il 16 dicembre del 1976) nella cornice magica di Villa Strohl-Fern, il grande parco affacciato su Piazza del Popolo, centro artistico di Roma nei primi decenni del ‘900.

Gli interessi del pittore si estendono, nel contempo, al mondo della vita sociale, in particolare agli ambienti, inquieti e poveri delle Paludi Pontine. Qui dipinge, nel 1920, Terellane, l’opera più “antica”, in senso cronologico, della mostra. La lezione di Klimt traspare nelle magie del bianco che accende i celebri copricapi delle due contadine accoccolate a terra, mentre la terza, in piedi, tocca le corde di un’eleganza del tutto naturale. Bocchi torna poi negli stessi luoghi della campagna romana nel 1941, a dipingere un altro capolavoro: Due terellane a Badino. E’ una realtà più complessa, quasi umbratile, quella che si specchia nel quadro. Per la storia, incombono gli anni di guerra e Bocchi trova un rifugio spirituale nel colore da lui preferito, quel bianco che gli svela tutti i segreti dell’animo.

Al Simbolismo si richiama un altro suggestivo capolavoro di questa mostra, selezionatissima sul piano della qualità: Il Presagio, 1927. La figura femminile, colta in un atteggiamento dal taglio molto ardito, cerca l’evasione nel mondo del sogno e dell’immaginazione, alla ricerca di una verità che non appartiene alla sfera delle cose visibili.

Amedeo Bocchi è anche un grande ritrattista, come testimoniano i bellissimi esempi (Ritrattoe Maria Bellina Belloni) usciti, in occasione di questa esposizione, dalla gelosa protezione delle collezioni private di Parma. Quel ritratto che in epoca umanistica era considerato “cosa divina” suscita nella sensibilità di Bocchi l’idea di un tempo e di un’epoca, anche se poi, a guardar bene, si trasfigura nella realtà del presente.

Si torna al mito con Due nudi, 1946, con quei corpi contesi fra luce e ombra, mentre in Scena campestreil pittore coglie l’atmosfera del “plein air”, con la natura che si fa amica dell’uomo e del suo lavoro.

Negli anni più avanzati della sua maturità artistica Amedeo Bocchi torna alle emozioni forti del colore: con i caldi bagliori di Carrozzelle a Romae, nel periodo ultimo, con le meditazioni sul destino dell’uomo (Pensando alla teoria di Newton) e con l’esaltazione di una vitalità ritrovata (Autoritratto con modelle). In questi due “bozzetti dipinti” delle grandi opere estreme Amedeo Bocchi chiude il ciclo di una lunga esperienza immaginativa svolta, in ogni sua fase, sotto i segni di un’inesausta contesa poetica fra sogno e realtà.

 

 

La mostra sarà inaugurata nella Sala Polifunzionale del Museo Amedeo Bocchi lunedì 14 dicembre alle ore 17 (ingresso Via Cairoli – Parma) e resterà aperta, ad ingresso gratuito, fino al 14 marzo 2010 (orario 10.30 -13.00 –  chiuso: tutti i lunedì, venerdì 25 dicembre 2009, venerdì 1° gennaio 2010).

 

 

GIANNI CAVAZZINI

 


 

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